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Il radicchio: dai ricordi di famiglia all’orto in vaso


Di Zio Burp 14 febbraio 2014

Il primo ricordo che ho del radicchio lo lega al Veneto. Ai lunghi viaggi per andare a trovare il parentado che abitava laggiù. Gente tostissima che aveva un sacco di figli e faceva andare la campagna. Coltivavano il tabacco e il radicchio. Il capofamiglia era un omone enorme, con un nome da fumetto o da gangster francese (Gastone). Aveva fatto il marinaio e il camionista in mezzo mondo. Mi pareva assurdo che tra una vita così avventurosa e la terra avesse scelto quest’ultima. Sembrava Kirk Douglas in Spartacus, solo che parlava una lingua molto più misteriosa del latino: parlava solo veneto strettissimo. Raccontava un sacco di barzellette, probabilmente sporchissime, di cui io capivo regolarmente solo una parola (mona) e ridevo quando ridevano gli altri.

Chissà cosa direbbero ora Gastone e i miei parenti contadini del mio orto sul balcone. Direbbero che sono un mona, che la roba si coltiva nella terra, non nei vasi. Ma qui in città ci si deve adattare e io sono piuttosto fiero del mio piccolo successo orticolo. Su un balcone lungo e ben esposto, da 2 anni autoproduco diverse verdure, a seconda della stagione.
Il radicchio no, non l’ho ancora coltivato. Ma alla fine il procedimento non è diverso da quello per lattughe e cicorie, che crescono benissimo anche nelle vaschette dei gerani. Lo so che non ci credete, io lo dico sempre più spesso di fronte a facce stupite: non occorre un terrazzo gigante, non occorrono vasi enormi. L’orto urbano si può fare anche in spazi piccoli, persino sui davanzali. E più la vostra sfida, contro la legge di gravità o contro i condomini perplessi, sarà ardita… più soddisfazione trarrete da ogni foglia di lattuga o pomodoro o peperoncino allevato a km zero. Anzi: a metri uno dal vostro desco.

Quindi tornando al nostro radicchio: vi basta una cassetta anche non troppo profonda e un’esposizione al sole di 3-4 ore al dì. Il radicchio resiste benissimo ai climi freddi, si ferma solo quando il terreno gela, ma poi riprende a crescere. Il consiglio è, soprattutto se siete ai primi esperimenti, di comprare le piantine in un garden center. La semina da seme è emozionante, ma così lenta che potrebbe togliervi l’entusiasmo del neofita.

Sul mio desco oggi è in arrivo un risotto al radicchio. Lo potrei fare superclassico, con cipolla bianca e radicchio rosso, sfumati con vino bianco. Lo potrei fare pure più saporito aggiungendo per esempio la scamorza.

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Ma dato che ho due figlie carnivore che come molti bambini non adorano la verdura, farò un risotto radicchio e salsiccia. Per fare un buon risotto, alla fine, i segreti (di pulcinella) sono solo due: scegliere ingredienti di qualità e non sbagliare la cottura.
Quindi faccio imbiondire la cipolla, aggiungo radicchio e salsiccia, sfumo col vino (stavolta rosso). Aggiungo il riso, lo tosto giusto due minuti e poi vado di brodo.
Tempo 15 minuti e il risotto è pronto. Buon appetito.

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