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Riso e Risotto: il riso e il pavese |
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| Tradizione e cultura |
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Il riso, con gli altri cereali è apparso sulla terra circa 10.000 anni fa, quando i ghiacciai si ritrassero
lasciando ampie zone paludose, a regime monsonico, in India, Thailandia e Cina. Da allora è alla
base dell’alimentazione per tre quarti dell’umanità.
Dalla Cina all’India, dal Giappone all’Indonesia, il riso è nutrimento ma anche cultura e civiltà: è
dono divino, simbolo di fecondità e di vita.
Fu probabilmente Alessandro Magno che, attraverso la conquista dell’India, lo fece conoscere al
mondo occidentale, ma fu solo grazie agli arabi che venne diffuso nel bacino del Mediterraneo e
quindi in Italia, dove si è diffuso principalmente in Piemonte e Lombardia, le regioni ancora oggi
più famose per la sua produzione.
Il Nord-Est del Pavese: una terra nobile
Il Nord Est del Pavese ha confini naturali formalmente molto chiari: è quella porzione di pianura Padana che sta a nord del Po, tra il basso corso del Ticino e il Sesia.
Questa parte di territorio è stata provincia piemontese sino al 1859, i Savoia avevano infatti conquistato Mortara proclamandola capitale nel 1706 e solo 37 anni dopo sarebbero arrivati a Vigevano.
Dai Savoia dipende la “specializzazione” di queste terre che da quasi 300 anni sono attraversate
da una trama fittissima di canali, arricchite dalla presenza di grandi cascine che ancora oggi sono i
veri centri produttivi del riso, la più evidente peculiarità agricola della zona.
I piemontesi non divisero le grandi proprietà e favorirono uno sviluppo “moderno” dell’agricoltura,
affiancando spesso agronomi ai possessori della terra, al fine di istruirli su come sfruttare al meglio
le qualità del terreno, delle acque, del microclima.
Risaie del Pavese: un paesaggio costruito con secolare esperienza
Il paesaggio è piatto, interrotto dalle grandi cascine in mattoni rossi, incorniciate dai filari di
pioppi: in primavera l’allagamento delle risaie riduce le strade a un vero e proprio reticolo su di
un apparente e immenso lago, che spesso fa da specchio, nelle giornate limpide, alle nevi delle
Alpi. Tutto è stato “costruito”, trasformato, organizzato dall’uomo in secoli di infinita pazienza e
conoscenza.
Per natura questa terra di risorgive sarebbe stata un'impraticabile palude, come lo era
nel Medioevo, invece divenne luogo di esperimenti agricoli che per l’epoca erano all’avanguardia.
Nel Quattrocento, alcuni pregiati sacchi di riso provenienti dall’Oriente, furono regalati dal Marchese
di Mantova al cugino Ludovico il Moro e messi a coltura nella zona di Robbio, dove ha sede la Riso
Gallo. Da allora il riso migliore proviene da questa storica ex-provincia.
La zona per eccellenza dei grandi risi
Forse per l’influenza illuminista degli agronomi piemontesi questa terra è oggi una delle zone
eccelse per la coltivazione dei migliori risi. Non a caso, qui si trova il Centro Ricerche dell’Ente
Nazionale Risi (a Castello D’Agogna, tra Mortara e Robbio) dove da decenni gli esperti selezionano
le varietà di riso migliori, perchè diano garanzia di eccellenza sotto il profilo sia nutrizionale, sia
organolettico, che di tenuta in cottura dei chicchi.
Il riso italiano più conosciuto al mondo nasce qui
Ormai il “risotto” è entrato a pieno titolo tra i piatti made in Italy più amati e apprezzati al mondo.
Non esiste grande ristorante dove non venga proposto un grande risotto.
Gli Chef, per i loro capolavori di gusto e di presentazione, esigono solo riso italiano, meglio se
proveniente da quella porzione di terra tra il Po, il Ticino e il Sesia, il Nord Est del Pavese.
Inoltre, tra
le circa 50 varietà coltivate in Italia sono preferite le varietà più nobili, che garantiscono una cucina
d’autore: Arborio, Carnaroli e Vialone Nano.
Pavia: la capitale del riso
Pavia è considerata la “capitale del riso”, grazie ai suoi 78.000 ettari coltivati a risaia è la
provincia con la maggior percentuale di coltivazione a riso in Italia.
Il Pavese e il suo riso sono come il Trentino per le mele, il Chianti e le Langhe per i vini, Parma per
il prosciutto e il formaggio che portano il suo nome, la Liguria per l’olio, Torino per i grissini e i
gianduiotti.
Così come per tutti questi prodotti, anche per il riso vale lo stesso “segreto” che li rende unici ed
inimitabili: l’aria, la qualità dell’acqua, la natura e la composizione particolare del terreno, la
conoscenza secolare dell’uomo e la sua capacità di selezionare il meglio. |
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